Nessuna popolazione di lepre italica è stata finora studiata dal punto di vista della biologia riproduttiva.

Si sa comunque che femmine gravide si trovano nei mesi autunnali e invernali. Queste presentavano un numero medio di 2 feti per individuo, con punte massime di 4 feti; questi valori sono minori di quelli generalmente presentati dalla lepre europea, il cui numero medio è di 2,4 feti con punte massime di 7.

Il rapporto tra i sessi all’interno della popolazione, così come la struttura di età, non sono conosciuti.

Allo stesso modo, non si hanno notizie dell’incidenza dei diversi predatori sulle sue popolazioni. E’ possibile un certo ruolo del cinghiale, almeno nelle zone dove è più abbondante e pascola tra le praterie montane, come osservato nel Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano. In questi casi il cinghiale rappresenta un rischio per la conservazione della lepre. Nel parco dovrebbe essere scarso il ruolo dell’aquila poiché è presente solo una coppia. In Sicilia, invece, il 10% della dieta dell’aquila è costituita da lepri.

In altre zone è documentata però occasionalmente la predazione da parte di altri rapaci diurni, notturni e di corvidi.

Sempre in Sicilia solo 5 lepri su 100 sono state predate dalla volpe; in Cilento durante i censimenti notturni sono state osservate spesso volpi nelle stesse località delle lepri, e mai in atteggiamento di caccia. Tuttavia la predazione non è da escludere e dovrebbe invece essere considerata probabile.

Anche la lepre italica è colpita dall’EBHS, una malattia virale molto contagiosa e caratterizzata da elevata mortalità nella Lepre europea.

La densità delle popolazioni è molto variabile secondo le zone.

In Sicilia è stata stimata una densità tra i 15 e i 103 individui / kmq.

Nell’Italia peninsulare la densità media osservata è di 5,5 ind./kmq.

Nel Parco invece sono state stimate densità maggiori, pari a circa 20 individui / kmq, che però negli ultimi anni sono ridotte alla media nazionale.

Le popolazioni sembrano presentare variazioni stagionali. In Sicilia, ad esempio risulta un aumento tra febbraio e giugno, con un picco a metà aprile. Tuttavia non è certo che tali fluttuazioni siano dovute a reali variazioni di dimensione delle popolazioni o solo a diversa probabilità di contatto durante i censimenti nelle stagioni a minore altezza della vegetazione. .